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ART DECO

Alla fine della prima guerra mondiale, la reazione a quattro anni di sofferenze e privazioni si manifestò sotto forma di un periodo di esaltazione, creatività e joie de vivre. Il nuovo motto era "Vivere e dimenticare il passato". Le tradizioni, la moda e i valori della società pre-bellica furono presto messi da parte. L' etichetta cambiò, il conformismo fu rifiutato e la libertà d' espressione divenne la nuova regola.

La guerra aveva cambiato profondamente il ruolo della donna nella società. Durante il conflitto molte si erano dedicate alle attività abbandonate dagli uomini costretti al fronte : guidare ambulanze, lavorare nelle fabbriche, nelle fattorie e negli edifici. Le delicate creature dei primi anni del secolo si erano trasformate in donne forti e mature, consce della loro abilità e della loro competenza in queste nuove attività.

Corpetti stretti, gonne lunghe e pettinature elaborate furono abbandonate in favore di abiti più corti e pratici e di capelli tagliati alla maschietta, che permisero alle donne di dedicarsi ai nuovi impegni con maggior libertà. Finita la guerra, molte donne, fiere della loro emancipazione, rimasero nel mondo del lavoro e favorirono la nuova tendenza della moda verso un look mascolino, caratterizzato da una silhouette esile e piatta e da capelli tagliati à la garconne.

I pantaloni divennero naturalmente un simbolo della donna emancipata, che amava indossarli di giorno, mentre la sera preferiva abiti sexy e drammatici. Mai in precedenza la moda da giorno era stata così differente da quella da sera: gli abiti da giorno, corti, geometrici ed essenziali venivano sostituiti la sera con fluide tuniche senza maniche, che nascondevano le curve del corpo femminile, ma si aprivano in profonde scollature sulla schiena.

Il punto vita, spesso sottolineato da una fusciacca decorata con una spilla, si abbassò sui fianchi, mentre le gonne si accorciarono tanto da rilvelare le ginocchia e spesso si aprirono in spacchi per permettere alle donne maggiore libertà di movimento in danze quali il charleston, il tango e il foxtrot.

Il sarto responsabile di questo mutamento radicale nella moda femminile fu Paul Poiret. La donna androgina, ma allo stesso tempo sexy, degli anni Venti amava truccarsi drammaticamente con rossetto rosso brillante, cipria molto chiara e matita nera, usata pesantemente per sottolineare gli occhi. L' effetto esotico e misterioso così ottenuto, era intensificato dai morbidi cappelli a cloche indossati bassi sulla fronte.

Sul finire degli anni Venti Coco Chanel lanciò la sua moda sportiva, ma allo stesso tempo di classe ed elegante, che doveva rimanere in voga per parecchio tempo. Il suo classico tailleur (accompagnato da metri di fili di perle, naturali o d' imitazione e da metri di catene d' oro o dorate) divenne l' indumento indispensabile per la donna alla moda.

La moda degli anni Trenta fu generalmente più sobria: il punto vita ritornò in una posizione più naturale e morbidi e informi corpetti lasciarono il posto a indumenti più femminili, che ancora una volta sottolineavano le curve naturali della figura femminile. La moda degli anni che seguirono la crisi economica del 1929 si astenne decisamente dagli eccessi che avevano caratterizzato gli anni Venti.

Per il giorno i rigorosi tailleur di Chanel, pratici e confortevoli, divennero l' indumento più tipico dell' epoca, mentre la tendenza dell' abbigliamento da sera è particolarmente ben rappresentata dai lunghi abiti femminili di Madame Grès e Madeline Vionnet che, tagliati in diagonale e drappeggiati con sete e satins lucidi e preziosi, avviluppavano il corpo.

La cloche tipica degli anni Venti lasciò il posto a cappelli le cui forme a tricorno, a turbante e a toque lasciavano via libera all' immaginazione delle modiste. Per adattarsi a queste rivoluzionarie innovazioni della moda, anche i gioielli dovettero cambiare. Le grandi spille floreali dell' Ottocento non erano adatte a questi abiti dinamici e leggeri, né lo erano i devant de corsages e gli scomodi e stretti colliers de chien del primo Novecento.

I gioielli seguirono disegni più geometrici e lineari: lo stile ghirlanda, che aveva fatto largo uso di motivi femminili e delicati con una predominanza di bianco, nero e colori pastello, fu sostituito da un' abbagliante esplosione di vivaci colori primari. I gioielli divennero accessori strettamente dipendenti dalla forma e dai colori degli abiti con i quali venivano indossati, piuttosto che preziosi ornamenti simbolo di ricchezza, come era stato negli anni che avevano preceduto la guerra.

Molte donne alla moda, ossessionate da un ideale di perfezione, fecero addirittura disegnare appositamente abiti che si adattassero a un gioiello di particolare importanza. Paradossalmente, la donna degli anni Venti, a mala pena coperta dagli abiti, amò coprirsi di gioielli: molti bracciali erano indossati sullo stesso braccio lasciato nudo dagli abiti da sera.

Le audaci scollature sulla schiena fecero sì che le collane e sautoirs venissero indossati al contrario per riempirle. In alternativa furono create collane impreziosite sulla nuca con fermezze decorate da pendenti. Di sera, l' ornamento per acconciatura più di moda era il bandeau interamente montato con pietre preziose o realizzato in tessuto e decorato con una fibbia o una fermezza in pietre preziose.

Per la donna sportiva, attiva ed emancipata, indossare un orologio - simbolo del nuovo stile di vita frenetico e dinamico - divenne di rigore sia di giorno sia di sera. Preziosi orologi da sera tempestati di gemme fornirono ai gioiellieri un nuovo campo in cui esercitare la loro immaginazione e la loro creatività.

Il gioiello ideale degli anni Venti doveva essere il completamento di un particolare abito, un ornamento disegnato espressamente per una donna ben precisa, o scelto per adattarsi ai suoi gusti, al suo stile di vita e alla sua persona. Il valore intrinseco e la qualità della lavorazione dovevano a loro volta essere complementari.

Sia le famose maisons di gioielleria sia i gioiellieri-artisti rifiutarono ornamenti ripetitivi prodotti in massa. Il risultato fu una produzione estremamente varia e ricca, che trovò fonti d' ispirazione nelle civiltà dell' Estremo e Medio Oriente e dell' America del Sud, ma affrontò anche la gioielleria con una nuova libertà creativa, sensibile alle contemporanee correnti stilistiche della pittura e della scultura.

Le nuove parole d' ordine per le arti decorative erano: geometria, contrasto cromatico, linearità e stilizzazione. Queste qualità divennero l' emblema della "moderna" gioielleria art déco. La famosa Exposition Internationale des arts Décoratifs et Industriels Moderns di Parigi del 1925, che diede il nome al nuovo stile, dedicò ampio spazio alla gioielleria.

Il criterio principale con cui i gioielli vennero selezionati in occasione di tale esposizione fu l' originalità, ma disegni derivativi non furono penalizzati nel momento in cui venivano interpretati con freschezza, rielaborati e tradotti. L' ambizioso fine era quello di promuovere un' arte "sociale" o, meglio, quello di associare l' arte con l' industria moderna e di stabilire una stretta relazione tra le due.

Il nuovo stile, originato dalla reazione agli eccessi del naturalismo dell' art nouveau, era stato in un certo senso anticipato dalla delicata linearità dello stile ghirlanda e affondava sue radici nei contrasti cromatici resi popolari dai balletti russi, trovava fonti d' ispirazione nelle esotiche forme delll' arte orientale, africana e sudamericana, infine era influenzato da movimenti artistici contemporanei, quali il cubismo e il fauvismo.

I Secessionisti viennesi, con il loro stile austero che aveva confinato le fluide linee dell' art nouveau entro i contorni rigorosamente geometrici e aveva cercato di ridurre ciascun oggetto alle sue linee funzionali e di abolire ogni ornamento decorativo superfluo, giocarono una parte molto importante nell' evoluzione del disegno verso geometria, stilizzazione ed essenzialità.

Allo stesso modo in Germania il Bauhaus, fondato nel 1919 a Weimar da Walter Gropius, promosse il ritorno, nelle arti e nell' artigianato, a concetti basilari ed essenziali, privi di ogni ornamentazione superflua, in cui gli ideali estetici erano combinati con la funzionalità.

L' ossessione per il colore di Matisse, Dufy e di altri fauvisti, portò ad abolire la prospettiva, il chiaroscuro e con esso la tridimensionalità in favore di contrasti cromatici e di linee essenzialmente semplici. Il futurismo fu un altro movimento artistico che influenzò notevolmente i disegni di molti gioiellieri d' avanguardia. Il manifesto futurista di Marinetti, che celebrava la velocità, le macchine e la frenesia della vita urbana, suggeriva che l' ispirazione artistica doveva venire proprio dal mondo meccanico e incoraggiò la rimozione di tutti gli eccessi decorativi in favore di linee geometriche.


Anche civiltà lontane ed esotiche ispirarono molte creazioni di gioiellieri d' avanguardia e conservatori. Nel 1922 gli sforzi di Lord Carnarvon e di Howard Carter culminarono nell' apertura della tomba di Tutankhamen, nella remota Valle dei Re in Egitto. La notevole scoperta, forse il ritrovamento archeologico più importante del Novecento, suscitò interesse ed eccitazione in tutto il mondo.

L' apertura del sarcofago di quarzo del giovane faraone mise alla luce la sua famosa maschera d' oro, il suo pettorale, il diadema, i bracciali e gli anelli. La tomba presto divenne una delle mete turistiche favorite, e la civiltà egizia si trasformò in una inesauribile fonte d' ispirazione per le arti figurative, la letteratura, la moda, il cinema e la gioielleria.

Piramidi, sfingi, obelischi, palmette, fiori di loto, scarabei, geroglifici e imitazioni di geroglifici divennero motivi comuni in gioielleria assieme a stilizzazioni di divinità egizie: Iside, il dio falcone Horus, la dea leonessa Sekmeth ecc. La qualità piatta e bidimensionale e i vivaci contrasti cromatici caratteristici dell' arte egizia si adattavano particolarmente bene agli ideali dell' art dèco.

La faience color turchese e gli intarsi in corniola e lapislazzuli tipici dell' arte faraonica furono frequentemente riprodotti in gioielleria ricorrendo all' impiego di smalti e pietre preziose. Cartier, Boucheron e Van Cleef and Arpels furono profondamente influenzati dal fascino dell' Egitto e presto adeguarono la loro produzione all' ispirazione faraonica. Lo stile persiano, riportato in auge da Poiret attorno al 1910, rimase in voga. Miniature e tappeti persiani offrirono una ricca fonte d' ispirazione per combinazioni cromatiche e motivi decorativi: piante e fiori, foglie e arabeschi d' ispirazione islamica invasero spille, aigrettes e trousses.

Le forme lineari e geometriche dell' arte islamica, con le sue rappresentazioni stilizzate del mondo naturale, ben si adattavano agli ideali dell' art déco, come pure le vivaci combinazioni di colori primari delle ceramiche e delle piastrelle delle moschee. I colori primari dei gioielli in smalto di Jaipur ispirarono molte delle creazioni in rubini, smeraldi e diamanti della fine degli anni Venti.

Il sarpesh (il tradizionale ornamento indiano per il turbante) divenne un motivo per spilli e spille, spesso decorato alla sommità con un pendente libero di oscillare. Ornamenti per turbante a forma di nappa furono trasferiti dal costume tradizionale indiano a collane e sautoirs, e la tipica collana indiana realizzata con sferette di rubini, zaffiri e smeraldi fu introdotta in Europa e occidentalizzata con l' aggiunta di placche traforate con motivi geometrici, montate con diamanti.

Sferette di pietre preziose di origine indiana furono frequentemente montate a grappoli su bracciali, spille e clips. Rubini, smeraldi e zaffiri intagliati, tipici della gioielleria indiana, trovarono in questo momento la loro via verso l' Europa e nelle forme di fiori, foglie, frutti e bacche furono spesso montati gioielli d' ispirazione orientale e in spille a "giardinetto" di tradizione occidentale.

L' Estremo Oriente ispirò motivi esotici quali pagode, draghi, caratteri cinesi, simboli e stilizzazioni della natura. Le pietre favorite dell' Oriente - corallo, perle, madreperla e giada - e le tipiche lacche furono introdotte nella realizzazione di gioielli e trousses occidentali. L' arte africana si rilevò un' altra fonte d' ispirazione. le due Expositions Coloniales di Marsiglia e Parigi (nel1922 e nel 1931) introdussero il sofisticato occhio europeo alle forme fresche e originali dell' arte tribale.

La Revue Nègre di Josephine Baker affascinò Parigi nel 1925 e rese popolari i ritmi e le tradizioni dell' Africa nera. ne conseguì che maschere africane cominciarono a essere riprodotte frequentemente e fecero la loro comparsa anche in gioielleria. Grandi bracciali rigidi, semplicemente intagliati in avorio o in legno o realizzati in metallo, divennero molto di moda e furono indossati in gran numero nello stresso braccio.

Le ricerche archeologiche condotte in questo periodo nell' America centrale e meridionale attrassero l' attenzione sulle civiltà maya e precolombiana e la qualità geometrica dell' arte americana centromeridionale fu introdotta in gioielleria: motivi di quadrati e rettangoli concentrici, piramidi e scalinate maya entrarono a far parte del repertorio delle arti decorative.

All' Exposition des Arts Décoratifs del 1925 i gioielli furono ben rappresentati, raggruppati assieme a indumenti, moda, accessori e profumi nella categoria "Parure". I gioielli in esposizione avevano in comune una tendenza verso geometria , linearità, stilizzazione e contrasto di colori e materiali; un esame più attento rivela una dicotomia tra le creazioni dei bijoutiers-artistes, i gioiellieri-artisti innovativi e radicali, e quelle dei bijoutiers-joailliers, i famosi gioiellieri ben affermati e più moderati.

I bijoutiers-artistes presentarono gioielli di valore artistico più che intrinseco, di estrema libertà e novità d' ispirazione: i materiali erano scelti per le loro caratteristiche decorative ed erano impiegati in maniera pittorica e scultorea.

Influenzati dalle contemporanee correnti artistiche e dall' età delle macchine, essi crearono gioielli dalle forme semplici, angolari e geometriche, nei quali ogni decorazione superflua era ridotta al minimo o completamente abolita. Piatte e lineari come dipinti o disegni, o tridimensionali come sculture, le loro creazioni - basate su cerchi, triangoli, rettangoli, trapezi ecc. - spesso assomigliavano più a opere d' arte che a gioielli ornamentali.

I bijoutiers-artistes favorirono grandi superfici metalliche, spesso decorate con lacche e smalti, e pietre dure quali giada, corallo, onice, cristallo di rocca e lapislazzuli. tra le pietre sfaccettate le loro preferenze andavano ad acquamarine, quarzi citrini, topazi e ametiste. I diamanti erano utilizzati per mettere in risalto un motivo decorativo e le pietre preziose colorate raramente comparivano nelle loro creazioni.

I gioiellieri-artisti più famosi dell' epoca furono George e Jean Fouquet, Gerard Sandoz, Raymond Templier, Jean Desprès, e Jean Dunand. La loro ossessione per il modernismo e l' abolizione totale di ogni eccesso decorativo li incoraggiò a lasciare la Société des Artistes Décorateurs. Nel 1929, Fouquet, Templier e Sandoz, presto seguiti da Desprès, entrarono a far parte dell' Union des Artistes Modernes, altrimenti nota con la semplice sigla UAM.

Il fine di questa associazione era quello di promuovere e difendere l' arte moderna che, essi sostenevano, doveva originare nella vita contemporanea. Essi produssero gioielli d' aspetto monumentale: enormi bracciali rigidi, anelli di carattere scultoreo e pendenti massicci. Il bracciale a manchette in oro o altro metallo, decorato con smalti e lacche, tornò di moda.

Disegni prismatici d' ispirazione cubista divennero il punto focale di voluminosi pendenti, montati con grandi pietre semipreziose tagliate a smeraldo o smaltati con motivi geometrici d' ispirazione meccanica. Il metallo, sia lucido sia opaco, giocò un ruolo molto importante nelle loro creazioni. Oro bianco e oro giallo, platino e nuove leghe meno care che lo sostituivano - platinor e osmior -, argento e anche acciaio furono usati con abilità scultorea.

Furono introdotti effetti martellati o rigati e bruniture. Decorazioni miniaturizzate furono rifiutate a favore di ornamenti che potessero essere visti, capiti e apprezzati a distanza. i gioiellieri-artisti fecero uso di linee spezzate, forte angolarità e volume, alla ricerca di un effetto dinamico piuttosto che statico, ribadito dalla scelta di motivi decorativi quali frecce, fontane, getti d' acqua, ingranaggi di macchinari e comete.

I bijoutiers-joailliers, ovvero i famosi gioiellieri parigini, si conformarono al geometrismo e ai contrasti cromatici del nuovo stile, ma con moderazione. Senza giungere agli estremi di Jean Fouquet, Gerard Sandoz e Raymond Templier, essi raddrizzarono le loro linee, abbandonarono la delicatezza a favore di effetti più audaci, introdussero nelle loro creazioni contrasti cromatici insoliti, ma raramente si astennero dall' usare pietre preziose.

Nei loro gioielli più innovativi, essi combinarono audacemente pietre quali onice, corallo, giada e cristallo di rocca con diamanti, rubini, smeraldi e zaffiri. Se i diamanti continuarono a essere la pietra par excellence, molte altre gemme, sia preziose sia semipreziose furono egualmente in voga. Ciò divenne particolarmente evidente dopo il 1925, in contrasto con quanto era avvenuto agli inizi degli anni Venti, quando la gioielleria era stata caratterizzata da una tendenza monocromatica.

Combinazioni di platino, diamanti, perle, onice e cristallo di rocca erano state tipiche degli anni post-bellici.  i bijoutiers-joailliers subirono il fascino della Persia, dell' Egitto e dell' Estremo Oriente, e presero in prestito da queste civiltà temi decorativi e combinazioni cromatiche. Per adattare le pietre alla varietà di nuovi ed esotici motivi realizzati con linee rigorosamente geometriche, i tagliatori di gemme sperimentarono nuove forme e nuovi tagli.

Accanto alle baguettes e alle pietre di taglio calibré dei primi anni del secolo apparvero gemme tagliate a trapezio, semicerchio, mezzaluna, barile, triangolo e prisma. Pietre preziose colorate di taglio calibré con la superficie bombata furono spesso usate in combinazione con diamanti in gioielli d' ispirazione egiziana o di disegno floreale. pietre dure erano tagliate in forme geometriche che divennero i motivi centrali di spille e pendenti o le maglie di bracciali.

Il desiderio di creare combinazioni cromatiche d' effetto incoraggiò i tagliatori di pietre a lavorare una vasta gamma di pietre dure: onice, cristallo di rocca, corallo, giada, lapislazzuli, malachite, turchese, calcedonio tinto, ambra e crisoprasio, che spesso venivano combinate con pietre preziose sfaccettate. il fascino dell' Oriente incoraggiò molti gioiellieri a introdurre nelle loro creazioni rubini, zaffiri e smeraldi tagliati in India secondo la tradizione mogol a forma di uccelli, fiori, foglie o bacche, o copiati a Idar Oberstein.

La popolarità delle perle continuò a crescere nei primi anni del secolo, la loro scarsità e il prezzo troppo caro spinsero però un gruppo di scienziati giapponesi guidati da Mikimoto a sviluppare una tecnica che consentisse la loro coltivazione.

Le prime perle coltivate apparvero sul mercato nel 1921 e, nonostante la forte opposizione esercitata ovviamente dai mercanti di perle naturali, esse divennero rapidamente una caratteristica tipica dei gioielli degli anni Venti e furono indossate sia di giorno sia di sera, sole o in combinazione con pietre preziose o pietre dure.


Il platino era diventato il metallo par excellence della gioielleria, ma la sua rarità e il suo costo elevato incoraggiarono la ricerca di metalli sostitutivi meno cari. Nel 1918 fu introdotta una lega sostitutiva che prese il nome di osmior, plator o platinor. L'uso delle lacche in gioielleria è un' altra caratteristica degli anni Venti. La lacca, presa in prestito dall' Estremo oriente, grazie alla sua malleabilità ed elasticità presto andò a sostituire lo smalto in gioielli e objets de vertu meno costosi.

La lacca, comunque, è notevolmente più tenera dello smalto e di conseguenza meno duratura. I gioielli degli anni Venti, essenzialmente leggeri e semplici, favorirono cerchi, ovali, rettangoli e quadrati; solo sul finire del decennio si fecero più pesanti e massicci. Molti erano disegnati in modo tale da poter essere smembrati e indossati in modi diversi: i bandeaux e i sautoirs si dividevano in clips e bracciali, le spille si dividevano in clips, i pendenti da collana potevano essere indossati come orecchini ecc.

Molti bijoutiers-joailliers che esposero al Salon di parigi del 1925 influenzarono, con la loro opera, la produzione dei gioielli degli anni Venti e Trenta, contribuendo in questo modo alla creazione, in gioielleria, di uno stile art déco ben definito. Quello che segue è un breve riassunto dell' attività svolta dalle principali case di gioielleria dell' epoca.

Cartier abbracciò la nuova moda, ma mantenne sempre la moderazione, lo stile e l' equilibrio caratteristici di questa grande maison, che doveva andare incontro ai gusti e alle richieste di un élite privilegiata. La produzione di Cartier degli anni Venti in stile art dèco deriva dalle composizioni formali e geometriche dello stile ghirlanda, piuttosto che dai contemporanei esperimenti del cubismo.

L' Estremo Oriente, l' India e la Persia influenzarono profondamente la produzione di Cartier nel campo della scelta di disegni, soggetti, materiali e combinazioni cromatiche. Sferette di pietre preziose intagliate in India e placche di madreperla lavorate a intarsio in Cina furono spesso utilizzate nelle creazioni di Cartier negli anni venti di ispirazione orientale. Pagode cinesi, chimere e draghi, geroglifici egiziani e pietre intagliate sono elementi comuni a molte sue creazioni, come pure stilizzazioni di animali e fiori, spille ad anello chiuso o aperto, rigorosamente geometriche, semplici bracciali a fascia e sautoirs formali d' ispirazione più europea.

Boucheron produsse grandi e straordinarie spille ovali o a volute, intarsiate con giade, coralli e lapislazzuli tagliati a formare motivi geometrici o di conchiglie stilizzate e, impreziosite con file di piccoli diamanti. I motivi floreali erano interpretati in maniera nuova  e stilizzati in tralci e bouquets di diamanti bordati da smalto nero o onice, talvolta impreziositi con coralli.

Parallelamente a queste stilizzazioni della natura, Boucheron produsse anche i gioielli più astratti e geometrici, facendo uso di motivi circolari, angolari o a zig-zag. Chaumet e Mellerio erano aperti alle varie sorgenti d' ispirazione dell' epoca e produssero gioielli di gusto orientale, facendo uso di pietre preziose e semipreziose intagliate: spille a giardinetto montate con rubini, smeraldi e zaffiri intagliati; trousses decorate con motivi floreali in lapislazzuli e corallo ecc.

Gioielli più sobri e rigorosamente geometrici, montati con pavés di diamanti e impreziositi con pietre colorate, erano pure presenti nelle loro collezioni. La produzione di Lacloche degli anni Venti è caratterizzata dai colori vivaci e dalla forte geometria dei portasigarette e delle trousses da trucco in smalto e lacca, decorate con motivi di varia ispirazione in diamanti.

All' esposizione del 1925, assieme a gioielli d' ispirazione cinese Lacloche presentò una serie di pendenti rettangolari in stile "narrativo", raffiguranti aneddoti tratti dalle favole di La Fontaine, disegnati con linee semplici e geometriche e montati con pietre preziose colorate su uno sfondo in pavé di diamanti. Anche l' ispirazione egiziana e naturalistica sono caratteristiche della produzione di Lacloche degli anni Venti.

Mauboussin fu particolarmente attratto da stilizzazioni floreali, che spesso apparvero su braccialetti e spille in cui le pietre colorate e gli smalti contrastavano con la bianca brillantezza dei diamanti. Alla geometria angolare di forme prismatiche, Mauboussin preferì le linee curve di cerchi e ovali, che spesso racchiudevano stilizzazioni floreali e motivi d' ispirazione orientale.

Van Cleef and Arpels, sensibile all' influenza delle scoperte archeologiche in Egitto, lanciò una serie di gioielli, specialmente bracciali flessibili a fascia, decorati con motivi d' ispirazione faraonica in rubini, smeraldi e zaffiri, e produsse anche gioielli più geometrici in diamanti e altre pietre preziosi. Altri gioiellieri attivi negli anni Venti, che contribuirono alla formazione dell' estetica dell' art déco ma i cui nomi sono forse meno noti, furono Aucoc, René Boivin, Hertz-Belperron, Ostertag e Worms.

I gioiellieri francesi eccelsero nella produzione di gioielli art déco, ma un contributo internazionale alla formazione del nuovo stile venne anche dalla produzione degli italiani Ravasco e Janesish, del belga Wolfers e del danese Jensen.

Negli anni venti era diventata ormai pratica comune per i maggiori gioiellieri firmare le loro creazioni con il nome per intero o con un monogramma, e spesso contrassegnarle con un numero d' inventario che ne facilitasse l' identificazione.

Purtroppo questi numeri non sono consecutivi e, di conseguenza, la datazione di questi gioielli non è possibile senza avere accesso agli archivi dei gioiellieri. Il crollo della borsa di Wall Street nel 1929 e la conseguente crisi economica provocarono un nutamento radicale nello stile di vita, nella moda e anche nella gioielleria.

Lo spirito effervescente degli anni Venti lasciò il posto ad un maggior senso di moderazione e responsabilità. Gli abiti corti e diritti furono sostituiti da indumenti più femminili e drappeggiati, realizzati in tessuti morbidi e lucidi. I gioielli mutarono, ma non nella maniera prevedibile verso forme più femminili e delicate. Al contrario, si fecero ancora più grandi e audaci, caratterizzati da massiccie costruzioni di placche, nastri, fibbie e cinghie.

Paradossalmente, la crisi economica si ripercosse solo marginalmente sulla gioielleria e le creazioni degli anni Trenta mettono in mostra un' opulenza di gemme di disegni sconosciuta nel decennio precedente. i bracciali divennero più alti e massicci e furono indossati in gran numero su ciascun braccio. Le clips, tipiche degli anni Trenta, erano sempre indossate a paia. Gli orecchini pendenti degli anni Venti furono sostituiti da grandi orecchini a clip che coprivano tutto il lobo e ben si addicevano alle acconciature dell' epoca, raccolte alla sommità del capo o corte, ma tagliate e pettinate in maniera più morbida rispetto a quelle à la garconne.

I grandi e massicci gioielli degli anni Trenta erano solitamente realizzati in diamanti e, se gli anni Venti erano stati il periodo della supremazia del colore e dei contrasti cromatici, gli inizi degli anni Trenta divennero il periodo della gioielleria "bianca".

Le audaci combinazioni di gemme degli anni venti lasciarono il posto a vaste superfici interamente montate con pavé di diamanti di forme e tagli differenti, a volte ravvivate da un tocco di colore fornito da un rubino, uno smeraldo o uno zaffiro.

Il colore non scomparve completamente dalla gioielleria, ma le multicolori combinazioni di pietre preziose e semipreziose, così tipiche del decennio precedente, furono sostituite da sobrie creazioni monocromatiche e biocromatiche, nelle quali l' effetto drammatico era ottenuto mediante l' uso di pietre di diverso taglio e di varie dimensioni.

Spille a placca dai contorni geometrici o disegnate con fibbie stilizzate, clips e doppie clips triangolari o a forma di mitra, alti bracciali decorati con motivi di fibbie stilizzate erano gli ornamenti più tipici degli anni Trenta.

La multifunzionalità tipica di molti gioielli degli anni Venti divenne una caratteristica ancora più radicata negli ornamenti degli anni Trenta. I bandeaux potevano essere smontati e i vari elementi potevano essere indossati come bracciali, spille, clips e colliers de chien. le doppie clip, applicate a speciali montature, erano spesso indossate come spille, o assicurate alla parte superiore di un alto bracciale rigido.

Gli orecchini erano frequentemente forniti di pendenti a goccia staccabili o potevano essere applicati a una spilla, in modo tale da crearne una più grande e importante.

Le collane erano spesso decorate con pendenti o clips staccabili. Gli anni Trenta, contemporaneamente alla moda per grandi gioielli dai disegni stilizzati e audaci, videro un ritorno di interesse per i gioielli dell' Ottocento, le cui montature in oro giallo furono rodiate o coperte da un bagno d' oro bianco.

A partire dalla metà degli anni Trenta il carattere piatto, bidimensionale e geometrico tipico dei gioielli del primo dopoguerra lasciò gradualmente il posto a forme più piene, curve e tridimensionali.

Volute, cartigli, cupole, spirali, ventagli, fiocchi , fiori e foglie stilizzate riapparvero in disegni forti e scultorei. Nel 1937, la supremazia del platino terminò; dopo te decenni di platino, oro bianco e leghe metalliche bianche, l' oro giallo tornò di gran moda.

Alti bracciali rigidi montati sulla parte anteriore con motivi a forma di fibbia in pietre preziose, girocolli di maglia tubolare decorati con clips con varie gemme, bracciali a jarrètiere con fermezze in pietre preziose, tutti realizzati in oro giallo, divennero la passione del momento e offrirono il grande vantaggio di adattarsi bene all' abbigliamento da giorno come a quello da sera.

Spille e bracciali divennero i gioielli favoriti, eclissando per un momento lo splendore deli altri ornamenti e anticipando con le loro forme plastiche e geometriche i gioielli degli anni Quaranta.

Attorno al 1934 Van Cleef and Arpels creò il famoso bracciale Ludo hexagone, caratterizzato da maglie a forma di alveare, destinato a essere prodotto e abbondantemente copiato nel corso degli anni Quaranta.

Disegnato come una fascia di piccole placche esagonali spesso incastonate con una pietra, solitamente un diamante o un rubino, al centro di un motivo stellato, questo bracciale era decorato con massicce fermezze a forma di voluta o di fibbia montate invisibilmente con pietre dello stesso tipo.

La montatura invisibile, o serti invisible, tecnica rivoluzionaria adottata da Van Cleef and Arpels nel 1935, consisteva nel montare le pietre in modo tale che la struttura metallica del gioiello non fosse visibile nella sua parte superiore. Per ottenere questo risultato le pietre, appositamente tagliate in forma quadrata o rettangolare, erano infilate su binari di metallo che correvano entro scanalature praticate nella parte inferiore della pietra.

Gli smeraldi furono raramente montati in questo modo a causa della loro fragilità; le pietre favorite per questo tipo di montatura furono gli zaffiri e i rubini.

Particolarmente adatta alla realizzazione di gioielli d' ispirazione floreale, questa tecnica di montatura di grande effetto fu presto imitata, con più o meno successo, da molti gioiellieri dell' epoca ed è di moda ancor oggi come lo era negli anni Trenta. Una nuova ondata di naturalismo fece la sua comparsa attorno alla metà degli anni Trenta.

Sebbene ancora controllati da semplici linee geometriche, fiori tridimensionali, uccelli e insetti fecero la loro ricomparsa, specialmente nelle collezioni di Cartier. Coccinelle, rose e camelie, teste di negri e di indiani divennero i soggetti più caratteristici delle spille di Cartier degli anni 1937 e 1938.

 
 
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